Volo a sud

 

Volo a sud

 

La notte ha un ultimo rumore
o il giorno un primo suono.

Oggi volo all’alba
e le gocce rigano come pianti le ali.

Dall’alto non riconosco nulla
i laghi segreti
le setacciate case
le ombre che paiono tutte azzurre.

Vibrano le braccia ferme
e fa sete il sonno perduto
sospesi giocan le dita
e tutto dista ed è perdono.

L’assenza tacita s’accorcia
come i cori alti che diventano intimo culto.

Vedo i miei tanti colori lasciati a terra
e la luce funziona solo con il cielo.

A. Leda, 2017

 

 

Immagine: John Constable, Spring Cloud Study, 1822, Victoria & Albert Museum, London, UK

 

 

 

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Vita precedente / 2

Ero un’araucaria altissima, vivevo nel cortile di un palazzo Rococò in Sicilia, ero osservata da ogni finestra, sono stata sradicata per sicurezza un novembre troppo piovoso…

A. Leda

Giardini di Mirò – Flat Heart Society

Good Luck, 2012

 

 

 

Foto da Flickr: https://www.flickr.com/photos/127346956@N05/

 

Joaquín Sorolla… primo nuoto.

Conosciuto in Spagna come “il pittore della luce” Joaquín Sorolla fa parte della pittura impressionista spagnola e del realismo marinaro tipico del Mediterraneo. I suoi dipinti abbagliano, i colori vibrano con la luce. Morì improvvisamente dopo aver sparso attorno a lui migliaia di opere, il 10 agosto 1923, un giorno luminoso e poetico. A Madrid esiste un museo a lui dedicato.

Vi metto in mostra il calore, in questi giorni freddissimi. Le sue opere ricordano l’estate che attendo… L’isola mi aspetta e ogni volta che mi trovo di fronte al mare, nella mia nuova stagione, gli anni non esistono più e torno bambina al mio primo nuoto.

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Primo nuoto

Cedevoli passi
su la paglia… aroma di sole
su la soglia, prima dei massi di lava
e dei fichi deposti.

Brucia e brilla l’acqua
fresca come anguria.
Non vedo il fondo ma arriverà mezzogiorno
e tutti i segreti saranno lì tra i piedi.

Le spalle sudate di mio padre
il mio guadagno sicuro
e le alghe verdi sulle ferite
la muta soluzione.

Come la fame che hanno i granchi
che sputano pianti e gioia.
L’estate è ciò che ho imparato
del mio nuovo anno vissuto.

Il mare è un dipinto che so contemplare.

Sono lontani gli aghi del freddo
tra il vapore del ferro da stiro
che sigilla con l’ultimo spiano sul colletto…
l’autunno che devo.

Sono lontani questi pensieri
oggi è ancora estate.
Oblío ogni dovere
resto ondivaga sul sogno.

A. Leda, 2016

Inverno primario, cambio terra e Olivia Sellerio

......nebbia mattutina....(....paesaggio emiliano...)

Inverno primario

Ferrara io non ti vedo
non ti ho chiesta
cinta larga
oggi inverno

Raccolti di gelo sulle foglie
di alberi senza una mia anagrafe
precipitano in gocce dosate
…si schiantano.

I meli ascoltano i campi lunghi
I pioppi cadenzano nel fitto
hanno ultime foglie o ultimi passeri
…scelte irrisolte, da abitare.

Ferrara in regola
umore calibrato
fossato del mio animo
età celata.

Sei arredo ma non mia dimora
che è priva di referenza ma anima utile.
Io piango il mio dovere
qualcosa mi hai rubato

qualcosa mi riprendo
e non ti restituirò
lo riprendo e lo amo
anche in te nuova terra.

Ferri, ruote e registi silenziosi
mi sorpassano come soffi
cerco casa
… e non trovo le mie mani nascoste.

A. Leda, 2016

Foto flickr: Marisa Caniato

Olivia Sellerio

Olivia Sellerio nasce a Palermo. Cresce fra i libri e si appassiona al canto ancora bambina. Studia pianoforte e frequenta il Folk Studio di Palermo partecipando agli incontri coi cantori urbani e acquisendo e coltivando nel proprio i diversi modi del repertorio popolare siciliano. Collabora appena adolescente con musicisti quali Alfio Antico, impegnati nel rinnovare profondamente le modalità e i materiali della musica di estrazione etnica e tradizionale. Intanto, grazie a una natura curiosa e duttile e a una forte inclinazione all’apprendimento di lingue e generi musicali diversi, e a un’assidua frequentazione della comunità Capoverdiana a Palermo, impara il dialetto creolo e studia il canto tradizionale dell’arcipelago africano dalla Morna al Batuque che qualche anno dopo, durante la sua permanenza a Parigi, interpreterà accompagnata da musicisti della comunità lusofona della capitale francese.

L’amore per  il jazz, inizia dall’infanzia ascoltando i dischi del padre. Studia canto jazz e tecnica lirica. L’attività di famiglia la lega fortemente e fisicamente alla città natale, così fino al 2003, divisa tra i libri e la musica, sceglie di limitare la propria attività di cantante alla scena Siciliana. Forma i primi gruppi a suo nome -a proprio agio tanto nell’interpretare brani della tadizione americana, quanto nel repertorio brasiliano e latino americano e collabora per tutti gli anni novanta con i migliori musicisti della scena isolana molti dei quali di rilevanza nazionale.

Dal 2004, grazie alla preziosa presenza del fratello Antonio entrato a pieno titolo alla guida della casa editrice al fianco della madre, può finalmente dedicarsi soltanto alla musica. Nel 2005 esce per Egea il suo primo disco Accabbanna. Nato dall’esigenza di coniugare il canto jazz con quello popolare siciliano e dall’incontro con Pietro Leveratto.

A conferma del suo amore per la parola scritta e consolidando il sodalizio col contrabbassista e compositore Genovese, mette in musica diverse poesie tra queste Nas quatro estacoes del poeta portoghese Gastao Cruz e Lingua e dialettu del poeta siciliano Ignazio Buttitta. Un nuovo cd, Violeta, tributo alla Parra, somma poetessa e musicista Cilena del 900.

Fonti/link: http://www.produzionifuorivia.it/ProgettiNovita/romanze.htm

La Dea di Morgantina

Riporto esattamente quanto descritto su Wikipedia.

La Dea di Morgantina è una statua proveniente da uno scavo clandestino, pertanto non identificabile con certezza, probabilmente un santuario non lungi il sito archeologico di Morgantina (provincia di Enna), in Italia.
È esposta al Museo archeologico di Aidone (EN) in seguito ad un contenzioso protrattosi per anni tra l’Italia e gli Stati Uniti, causato dal precedente acquisto illecito dell’opera da parte del Paul Getty Museum di Malibu. La dea fu scolpita nel V secolo a.C. in Sicilia: l’autore sarebbe un discepolo di Fidia, operante nella Magna Grecia. La statua fu trafugata dal sito archeologico di Morgantina nella seconda metà del Novecento, per essere poi venduta al Paul Getty Museum che l’acquistò e la espose nel 1988. Fu acquistata ad un’asta a Londra per 28 miliardi di lire.

Il 5 marzo del 2001, il Tribunale di Enna condannò il ricettatore ticinese Renzo Canavesi a due anni di reclusione e al pagamento di una penale di 40 miliardi di lire: fu il primo caso nella normativa italiana dell’applicazione di una sanzione così ingente per l’esportazione clandestina di un reperto archeologico suddivisi per metà al valore stimato della statua per un’altra metà ai danni morali.

Il 17 marzo 2011, nel 150º anniversario dell’Unità Nazionale, la Dea di Morgantina è stata restituita all’Italia ed esposta al pubblico dal 17 maggio 2011 al Museo archeologico di Aidone.

La statua è alta 2,24 m. Si tratta di uno pseudo-acrolito tecnica già sperimentata in Magna Grecia e soprattutto in Sicilia, anche per la realizzazione delle metope blank del tempio E di Selinunte (450 a.C.), avente il corpo realizzato in calcare colorato proveniente da una cava iblea e le parti nude (testa, braccia, piedi) in marmo pario.

Dea ad Aidone

Affiorata senza fiato sulla riva
pietra del mio fiume
mádida di ogni mare
mattino d’esame

Onda alta che porta al corso
al lago in disuso

Non credo in nulla
solo a quel che tu proteggi
al tuo verde dolce
al tuo vento giudice tra colline gonfie di lieviti

I papaveri deboli
iniziano il tuo passo ed il suo peso

Ara il mio agro
e rientra predata
rientra con le mele rosse
tolte alle tue braccia

a spargere e ad emergere
le pietre sparse del tempo.

A. Leda, 2016