È “semprestate” con Rafael Zabaleta

Rafael Zabaleta (1907 – 1960) fu un pittore spagnolo. Nato e cresciuto in una famiglia benestante a Quesada. Studiò presso la Scuola di Belle Arti di Madrid e dopo due anni divenne amministratore delegato del Tesoro Nazionale Artistico della città. Dopo la Guerra Civile spagnola fu denunciato e messo in prigione. Durante la prigionia, continuò a disegnare temi sulla guerra civile. A Parigi conobbe Pablo Picasso e altri importanti pittori spagnoli, ne fu influenzato nello stile che fu difatti identificato come postcubismo.

Ferragosto… il fuoco che andrà a spegnersi per poi ricominciare. I giorni confusi che sembrano sempre domenica e le campagne dove c’è ancora chi lavora per fortuna… per i frutti della terra. La terra calda e accogliente, fatta di colori spagnoli vivaci che non parlano di ferite ma di lotta. Zabaleta ha ritratto la quiete, la santa siesta dei lavoratori o di quella Spagna che tiene le porte di casa e i cuori aperti sul tramonto in quei luoghi dove è semprestate.

Tramonti

 

Tramonto…
masserie abbandonate
a sonnecchiare tra polvere e brume
e gli ulivi
uno dietro l’altro
come un’antica cantilena.
Tramonto…
una finestra che si chiude
su una stanza solo profumo di fiori d’arancio…
le farfalle dormono insieme sui fiori
prima di svanire.
Tramonto…
centinaia di passeri tutti lì
a dissetarsi nei fossati verdi di limo
e i vitelli addormentati
sui fianchi delle madri.
Tramonto…
il profilo dei gerani
dopo i vetri
prima delle nere inferriate
e le grida gioiose dei bambini
attorno a gelidi fanali.
Tramonto…
rondini e pipistrelli
sui morbidi veli della sera
e il sole come un cuore
a vivere ancora un po’
tra le braccia degli agrumeti.
Tramonto…
come se non dovesse finire mai.

 

Maria Colore
Dall’arcobaleno in poi
1994

 

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musica: Flatlands – Chelsea Wolfe and Mark Lanegan

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L’estate è isolarsi… Julio Larraz

Julio Larraz (1944) è un artista cubano, considerato come il maggior esponente dell’arte contemporanea caraibica. Nelle sue opere egli coniuga etica e realismo, i suoi soggetti sono chiari e ricchi di poetica rappresentativa, di libera immaginazione ed elaborazione del bello ed enigmatico mondo sociale. La sua tecnica pittorica è pulita e luminosa.
Navigare nel mare o nell’universo? Il mare è dunque un luogo unito al cosmo.
Una fresca sensazione accostarsi alle sue rappresentazioni marittime e dei suoi abitanti solitari, tutto è come un’isola, la vita, l’impegno, la salsedine sui nudi, la frutta matura pronta a disposizione sui tavoli in mezzo agli arredi semplici. Questa è l’estate… La semplice illusione di sentirsi isolani e isolati da tutto.

 

 

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Primaria estate

 

 

Ti ha portato la luce
ed il fuoco sulle terrazze deserte
e le donne che sporgono come piante di plumbago
le fronde celesti e la loro salvezza.

Un pescatore ha cambiato dolore
vende arte
svela il prezzo
e si allontana.

Tutti bevono a grandi sorsi
ed odorano a piedi scalzi
nelle rocce e sui legni
i profumi secchi della quiete
e prestano il tempo da sprecare.

L’assenza e la presenza
si alternano come viaggiatori

il minuto che fugge per lasciarmi sola
con tutti i miei desideri e la mia ricca scorta.

 

A. Leda, 2017

 

Musica: Dirty Three – Sirena

Ocean songs, 1998

Vita precedente / 3

Ero un cormorano, asciugavo al sole le mie piume nere, stavo a riposo su scogli in pietra lavica, avevo amici vicini e lontani ma stavano tutti rivolti verso il sole o verso le onde vive…

A. Leda

 

Sixto Rodriguez – Crucify Your Mind (Cold Fact, 1970).

Foto da Flickr: https://www.flickr.com/photos/jessicaperuzzo/

 

 

 

 

Oltremare

Oltremare

Ho avuto dubbia la presenza degli altri
nascosta sotto mia madre e il suo nero aprile
sue le gambe di liliali mandorli… mio il rifugio
e da lì osservavo visi e denti mobili.

Adesso esco fuori
ed i miei passi fanno sera
ed era pace ma ora ho voce
se solo fossi legno esisterei breve.

I suoni che amo tremano
e i miei poeti parlano altrove.
Così il buio è indumento
galera d’anima oltremare
e le fotografie a ricordare vita
non si muovono
come purgatori senza meta
nate e morte in camere oscure.

La tua corona docile
é un díro incontro
fa strada a vuoto
lasciando lagne in tardi echi.

Le robinie a terra come baci bianchi
terminano l’età dentro un parco
smettono le musiche, ogni fumo denso e ogni trionfo
e s’alzano nuovi ripari oltre il tuo metro.

A. Leda, 2017

 

 

Musica: Push the Sky Away – Nick Cave and the Bad Seeds, 2013

Dipinto: Marc Chagall – “Nu a dramont”, 1955.

Volo a sud

 

Volo a sud

 

La notte ha un ultimo rumore
o il giorno un primo suono.

Oggi volo all’alba
e le gocce rigano come pianti le ali.

Dall’alto non riconosco nulla
i laghi segreti
le setacciate case
le ombre che paiono tutte azzurre.

Vibrano le braccia ferme
e fa sete il sonno perduto
sospesi giocan le dita
e tutto dista ed è perdono.

L’assenza tacita s’accorcia
come i cori alti che diventano intimo culto.

Vedo i miei tanti colori lasciati a terra
e la luce funziona solo con il cielo.

A. Leda, 2017

 

 

Immagine: John Constable, Spring Cloud Study, 1822, Victoria & Albert Museum, London, UK

 

 

 

Primavera primaria

Primavera primaria 

Ho il deserto a strascico
ma ai miei occhi novità
e le anime urlano nella gora
acque e margherite sparse

C’è un cielo per andare via
per l’incessante sentire
per i nidi piantati al sole
per le promesse ombre

Una gazzarra felice di piante
con le strade tutte aperte
come la luce d’oggi e per domani
un continuo vanto di vari orizzonti

ho un pensiero per ogni inutile amore
ai binari al mio fianco
una veloce immagine
e più profumi nuovi.

C’è un carico di caldi assensi
tolte le giacche
gambe e ore lunghe
pelle e gusto lento.

Terra di viole che volevo
non ho dediche per te
non guardarmi
ho il nero deserto a sud della mia vita.

Gli eredi si commuovono
senza piogge certe
con le campane sconosciute
identiche alle lontane

ed io che profumavo le mie stanze
con effluvio bianco rubato alle vie…
ora mi muovo come infinita
con le stesse frecce e urla delle rondini vaghe.

A. Leda, 2017

Passata notte

Passata Notte

 

Eri velluto dietro il mio moto
ora seta
ora sole colto sul ciglio
che molce il mio oggi.

La calda mano sul profilo
su ogni mio umbratile ascolto conclude.
Fuori è già netto
l’indaco dei palazzi desti

muti i tacchi stanchi
mute le gonne umide leggerissime.
Muta anche l’erba spenta delle campagne nascoste
e l’aria ha gli occhi aperti a schiaffi.

Prima dei suoni altissimi
dei convolvoli gualciti e rivolti

degli operai aggregati
delle avanzate frasi di una madre in piedi.

Prima di tutto.

Il deliquio ombreggiare dei platani
un bacio freddo e mi volto verso la luce, il tempo e il mare.

 

A. Leda, 2016

 

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immagini dal web

 

 

Joaquín Sorolla… primo nuoto.

Conosciuto in Spagna come “il pittore della luce” Joaquín Sorolla fa parte della pittura impressionista spagnola e del realismo marinaro tipico del Mediterraneo. I suoi dipinti abbagliano, i colori vibrano con la luce. Morì improvvisamente dopo aver sparso attorno a lui migliaia di opere, il 10 agosto 1923, un giorno luminoso e poetico. A Madrid esiste un museo a lui dedicato.

Vi metto in mostra il calore, in questi giorni freddissimi. Le sue opere ricordano l’estate che attendo… L’isola mi aspetta e ogni volta che mi trovo di fronte al mare, nella mia nuova stagione, gli anni non esistono più e torno bambina al mio primo nuoto.

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Primo nuoto

Cedevoli passi
su la paglia… aroma di sole
su la soglia, prima dei massi di lava
e dei fichi deposti.

Brucia e brilla l’acqua
fresca come anguria.
Non vedo il fondo ma arriverà mezzogiorno
e tutti i segreti saranno lì tra i piedi.

Le spalle sudate di mio padre
il mio guadagno sicuro
e le alghe verdi sulle ferite
la muta soluzione.

Come la fame che hanno i granchi
che sputano pianti e gioia.
L’estate è ciò che ho imparato
del mio nuovo anno vissuto.

Il mare è un dipinto che so contemplare.

Sono lontani gli aghi del freddo
tra il vapore del ferro da stiro
che sigilla con l’ultimo spiano sul colletto…
l’autunno che devo.

Sono lontani questi pensieri
oggi è ancora estate.
Oblío ogni dovere
resto ondivaga sul sogno.

A. Leda, 2016

Inverno primario, cambio terra e Olivia Sellerio

......nebbia mattutina....(....paesaggio emiliano...)

Inverno primario

Ferrara io non ti vedo
non ti ho chiesta
cinta larga
oggi inverno

Raccolti di gelo sulle foglie
di alberi senza una mia anagrafe
precipitano in gocce dosate
…si schiantano.

I meli ascoltano i campi lunghi
I pioppi cadenzano nel fitto
hanno ultime foglie o ultimi passeri
…scelte irrisolte, da abitare.

Ferrara in regola
umore calibrato
fossato del mio animo
età celata.

Sei arredo ma non mia dimora
che è priva di referenza ma anima utile.
Io piango il mio dovere
qualcosa mi hai rubato

qualcosa mi riprendo
e non ti restituirò
lo riprendo e lo amo
anche in te nuova terra.

Ferri, ruote e registi silenziosi
mi sorpassano come soffi
cerco casa
… e non trovo le mie mani nascoste.

A. Leda, 2016

Foto flickr: Marisa Caniato

Olivia Sellerio

Olivia Sellerio nasce a Palermo. Cresce fra i libri e si appassiona al canto ancora bambina. Studia pianoforte e frequenta il Folk Studio di Palermo partecipando agli incontri coi cantori urbani e acquisendo e coltivando nel proprio i diversi modi del repertorio popolare siciliano. Collabora appena adolescente con musicisti quali Alfio Antico, impegnati nel rinnovare profondamente le modalità e i materiali della musica di estrazione etnica e tradizionale. Intanto, grazie a una natura curiosa e duttile e a una forte inclinazione all’apprendimento di lingue e generi musicali diversi, e a un’assidua frequentazione della comunità Capoverdiana a Palermo, impara il dialetto creolo e studia il canto tradizionale dell’arcipelago africano dalla Morna al Batuque che qualche anno dopo, durante la sua permanenza a Parigi, interpreterà accompagnata da musicisti della comunità lusofona della capitale francese.

L’amore per  il jazz, inizia dall’infanzia ascoltando i dischi del padre. Studia canto jazz e tecnica lirica. L’attività di famiglia la lega fortemente e fisicamente alla città natale, così fino al 2003, divisa tra i libri e la musica, sceglie di limitare la propria attività di cantante alla scena Siciliana. Forma i primi gruppi a suo nome -a proprio agio tanto nell’interpretare brani della tadizione americana, quanto nel repertorio brasiliano e latino americano e collabora per tutti gli anni novanta con i migliori musicisti della scena isolana molti dei quali di rilevanza nazionale.

Dal 2004, grazie alla preziosa presenza del fratello Antonio entrato a pieno titolo alla guida della casa editrice al fianco della madre, può finalmente dedicarsi soltanto alla musica. Nel 2005 esce per Egea il suo primo disco Accabbanna. Nato dall’esigenza di coniugare il canto jazz con quello popolare siciliano e dall’incontro con Pietro Leveratto.

A conferma del suo amore per la parola scritta e consolidando il sodalizio col contrabbassista e compositore Genovese, mette in musica diverse poesie tra queste Nas quatro estacoes del poeta portoghese Gastao Cruz e Lingua e dialettu del poeta siciliano Ignazio Buttitta. Un nuovo cd, Violeta, tributo alla Parra, somma poetessa e musicista Cilena del 900.

Fonti/link: http://www.produzionifuorivia.it/ProgettiNovita/romanze.htm

Acustica

Nick Cave and The Bad Seeds – The Mercy Seat, live acoustic version 2001

Acustica

S’asciuga sulle pagine
disegno di legni
in bianca lacca
croma d’ombra

s’alza sul tetto dei miei sospiri
le tele appese e percosse
un lucido grido sui marmi

Ascolto
e volgo come tessili
come segnavento in ogni marzo
piano e chinata
come chi è in preghiera
altissima
come intese per una lotta

stretta tra le dita
sentita dal petto
utile preghiera

nella pienezza del presente
nel vuoto anarchico di un avvento.

A. Leda, 2016