La California silenziosa di Richard Diebenkorn

Richard Diebenkorn (1922-1993) è stato un dei più grandi pittori indipendenti del panorama americano. Il suo lavoro è associato all’espressionismo astratto e al Movimento figurativo degli spazi degli anni ’50 e ’60.

Il suo studio fu certamente pieno di ampie finestre ma i suoi occhi guardavano oltre.

Elaborò una serie luminosa di dipinti denominata Ocean Park, la struttura di queste tele era ispirata da scorci alle finestre. Sono luminosi moduli segmentati da campi, edifici, mari ed orizzonti delineati da colori vivaci e intesi. Paesaggi apparentemente incompleti e senza fuoco oggettivo ma quello che Diebenkorn stava cercando di realizzare in queste opere era “una sensazione di forza/tensione sotto la calma”.

Nella sua idea di pittura figurativa gli edifici, gli oggetti e le persone sono organicamente e spontaneamente raffigurati dai suoi magnifici campi di colori, diventando parte del tutto.

E’ uno dei pittori preferiti del regista David Lynch, amante anche lui della California, sua cittadina ospitale, degli spazi di quella America così composta nell’apparenza e così carica di segreti ambigui e celati dalla grandezza e dalla patinatura di  un eterno sogno americano, eterno boom economico del dopo guerra che ancora oggi riecheggia.

 

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Music:   Nick Cave & Warren Ellis – All the Gold in California

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Più luce in giardino… con Cuno Amiet

Cuno Amiet (1868 – 1961) artista svizzero. Da lui nacque l’arte moderna in Svizzera. Per Amiet i colori hanno la precedenza nelle composizioni, il colorismo e la sua espressione. Armonie in macchie di colori pastello, i più puri, per giocare con il sole.

Di certo ha usato la primavera, una vita vissuta in giardino, sotto l’ombra di ogni albero, accostato alle dalie, alle magnolie, a tutte le donne più belle in primavera, pronte alla creatività grazie alle ore di sole in più… Vorrei avere tutte le ore del sole e giocare fino al tramonto e al tramonto aspettare la luce di nuovo e quella tranquillità e guardare sempre fuori… primavera, sempre nuova vita.

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Angel Olsen – Unfucktheworld

Isaac Israëls, le donne di nessun giorno…

Isaac Israëls ( 1865 – 1934), pittore impressionista olandese. Figlio del noto pittore Jozef Israëls, molte delle sue opere sono conservate presso il Rijksmuseum di Amsterdam dove io lo conobbi e all’Ashmolean Museum di Oxford.

Ecco le donne nel giorno di nessuno…

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Odilon Redon, la piacevole irrealtà

Odilon Redon (1840 – 1916), fu un pittore francese tra i primi simbolisti, egli pensava che la vera dimensione dell’arte è il sogno e questo permette all’artista l’esplorazione di un mondo interiore. Anche un mazzo di fiori può diventare misterioso e attraverso la tecnica della pittura ad olio si lascia andare al mondo strano, alla realtà alterata. Redon infatti filtra la realtà con immaginazione, le sue composizioni superano l’aspetto esteriore e si collocano sul fantastico. Aldilà delle nuvole…

I sogni sono rifugi… io mi rifugio.

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Malizia con tanta eleganza… Fragonard

Jean-Honoré Fragonard (1732-1806) fu importante esponente del rococò francese del XVIII secolo, dedicò parte del suo lavoro, con grande eleganza, anche alla pittura “erotica” di carattere leggero, frivolo e malizioso, fatta di scene allusive o esplicite ma con estremo gusto. Per questa sua scelta di genere ebbe molti successi e guadagni, molti furono i committenti libidinosi che desideravano avere le sue opere. Perse tutti i suoi guadagni durante la Rivoluzione e dopo una serie di cambiamenti politici in Francia cadde nell’indigenza e morì solo e dimenticato da tutti. Venne a lungo ignorato dalla critica e dai testi di storia dell’arte. A cent’anni dalla sua scomparsa fu riscoperto dai galleristi.

 

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Ispirato dai giardini romani e sedotto dalla pittura barocca italiana, le sue opere sono cariche di eros, le protagoniste sono donne calde, leggere, aggraziate, perse nella bolla d’amore o nell’ozio sereno con indiscrete posture. I personaggi vivono la loro intimità nei ricchi giardini o nella penombra delle camere da letto.

Come nel caso del “Il Chiavistello”, la mia opera preferita.
La donna allontana il suo amante che ignora i suoi finti gesti di rifiuto e tenta di chiudere il loro desiderio dentro quella stanza così ben illuminata, così carica di rosso e accogliente. Un chiavistello per serrare le porta e tenere fuori da essa tutto il lontanissimo resto…

Finite le feste… Guy Pène du Bois

Guy Pène du Bois ( 1884 – 1958) pittore, critico d’arte ed insegnante americano. Nato negli Stati Uniti da una famiglia francese. I volumi semplificati delle sue figure sono scolpiti e torniti nel fastoso mondo dell’alta società. Le sue donne si muovono tra la folla, riflettono, si perdono nei pensieri, si agitano nell’animo e fuggono via.

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Le candele di De La Tour

Georges de La Tour (1593-1652) pittore francese del XVII secolo. Nato in un piccolo villaggio in Lorena, figlio di fornai. Dopo anni di sofferenze, avute dai disagi del tempo, si trasferì a Parigi con la moglie e i figli sopravvissuti e venne accolto alla corte di Luigi XIII dove lavorò per conto del cardinale Richeleiu. Le guerre del periodo distrussero molte delle sue opere, ad eccezione di alcune rimaste protette in qualche chiesa. Così, all’età di 45 anni, dovette ricominciare a creare.

Artista enigmatico, che ritrae santi come barboni di strada, senza attributi iconografici, prediligeva proprio come soggetti i santi ma sapeva che con i ritratti della borghesia avrebbe potuto mantenere la famiglia. Scelse un tema particolare per l’epoca – “la riflessione silenziosa” – i soggetti, spesso soli, vengono illuminati esclusivamente da una sola candela. In questo genere di rappresentazione ha ricercato per se stesso la tranquillità illuminata dalla luce di Cristo.

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Io non credo, non sono una religiosa. Provo un certo interesse per la figura di Cristo. La sua storia e le sue rappresentazioni. Ciò che ho imparato nel mio breve catechismo.

Sono legata al rito familiare del presepe e al ricordo della sua preparazione. Le mie statue, sono sempre state illuminate da una sola candela e come De La Tour anch’io cerco sul loro profilo illuminato da quella luce calda la “riflessione silenziosa”, tra il profumo del mio inverno, generato dalla cera delle candele e dagli oli degli agrumi intersecati tra le mie dita.

Ho incontrato l’opera “San Giuseppe il falegname” (1642-1644) al museo Louvre di Parigi. Dentro una stanza al buio c’è Gesù, che è ancora un bambino, tiene una candela in mano, fa luce al padre che sta lavorando alla costruzione di una croce, la sua Croce.
S. Giuseppe lo guarda, ha gli occhi lucidi, le labbra serrate nascoste dalla barba, lavora in silenzio e non riesce a dire niente al figlio, trattiene solo il pianto e nel frattempo ascolta le parole di Gesù che si mostra sicuro, impavido… E sembra dire “non preoccuparti”…

Un soggetto più volte ripreso da De La Tour è quello di Maria Maddalena. La donna riflette davanti ad un teschio la sua colpa incomprensibile… “perduta e innocente”.

Ho sempre amato le luci calde, il fuoco, elemento di origine delle passioni che aiuta alla riflessione prima della creazione, del cambiamento o della totale accettazione di sè. Spero sia stato per un attimo così, anche per Maria Maddalena.

Hopper negli angoli 

Edward Hopper (1882 – 1967) pittore statunitense, nacque a Nyack, cittadina sul fiume Hudson, nel sud-est dello stato di New York. I genitori, piccoli borghesi americani, avevano un negozio di tessuti. Già da bambino Hopper era abile nel disegno e mostrava interesse verso le navi e tutto ciò legato ad esse. Da grande divenne famoso per “i ritratti della solitudine” nella vita americana contemporanea.
Nel 1935 al New York Post dichiarò: «Sono stato sempre molto attratto dall’architettura, ma i direttori dei giornali vogliono gente che muove le braccia».
Un forte realismo nelle sue pitture, apparentemente, benché lui stesso diceva: “non dipingo quello che vedo, ma quello che provo”.

Ritratti del mondo urbano di New York, delle strutture interne ed esterne, di scogliere, spiagge e paesaggi del vicino New England, in particolare di Ogunquit e dell’isola di Monhegan nel Maine. Scenograficamente c’è un forte silenzio, un grande deserto, ci sono spazi ben descritti, anche da colori brillanti, da luci artificiali.

I soggetti, che sia un albero o una figura umana, accostati a strutture architettoniche o ad ampi spazi esterni, sono ripresi in momenti di solitudine metafisica.

Ci sono loro, ci siamo noi, spie che guardano l’inaccessibile, le attese, l’incomunicabilità, indispensabili stati e bisogni del genere umano… perlomeno del mio stesso essere.

C’è quel viaggio in America, il posto dove non siamo mai stati ma che ci siamo promessi di vivere anche solo da spettatori, perché solo così possiamo essere, spettatori. In alcuni film e nei quadri di Hopper un po’ l’abbiamo vissuta…

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Il mio cigno

La leggenda mitologica greca della Leda e il Cigno è narrata nelle Metamorfosi d’Ovidio. Leda, era la giovane e bella figlia di Testio, re dell’Etolia e andò in sposa al re di Sparta, Tindaro.

Zeus, innamorato di lei, assunse le sembianze di un cigno e si congiunse con Leda sulle rive del fiume Eurota, da questa unione carnale la donna generò due uova da cui nacquero Dioscuri, Castore e Polluce, considerati in alcune interpretazioni come patroni dell’arte poetica, della danza e della musica. Anche il marito di Leda, Tindaro, giacque la stessa notte con lei, dalla loro unione invece diede alla luce Elena di Troia e Clitennestra.

 La metamorfosi di Zeus, che ha come fine l’accoppiamento, è un tema ricorrente nella mitologia e il mito di Leda, in campo artistico, è servito a pittori come Leonardo, Michelangelo, Correggio, Géricault, Boucher, Matisse, Cezanne, Botero, Dalì, Tiffin (e tanti altri) a raffigurare l’atto sessuale con delicata immagine.

 L’eros è una sottile allusione in mezzo al bellissimo.

 

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Françoise de Felice e le sue ninfe disturbate

La pittrice contemporanea Françoise de Felice, di padre italiano e madre francese. Ha vissuto fino a vent’anni a Parigi per poi stabilirsi in Sicilia, per poi tornare nella sua patria solo dopo diverso tempo trascorso nell’isola. Il suo stile unico, fluido, come chiazze d’acqua fatte di colori e luce, è un incontro tra la cultura impressionista francese e i ricchi decori del barocco siciliano.I soggetti sono per lo più giovani donne, ninfe che oziano in mondi certamente paralleli. Appaiono riprese in un momento di aggregazione, quasi disturbate dalla presenza della pittrice, nel loro mondo lontano, fatto di fresca bellezza, magia, profumi e introspezione.

sito ufficiale: https://www.galeriecalderone.com/artistes/francoise-de-felice/

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