Vita precedente / 3

Ero un cormorano, asciugavo al sole le mie piume nere, stavo a riposo su scogli in pietra lavica, avevo amici vicini e lontani ma stavano tutti rivolti verso il sole o verso le onde vive…

A. Leda

 

Sixto Rodriguez – Crucify Your Mind (Cold Fact, 1970).

Foto da Flickr: https://www.flickr.com/photos/jessicaperuzzo/

 

 

 

 

Volo a sud

 

Volo a sud

 

La notte ha un ultimo rumore
o il giorno un primo suono.

Oggi volo all’alba
e le gocce rigano come pianti le ali.

Dall’alto non riconosco nulla
i laghi segreti
le setacciate case
le ombre che paiono tutte azzurre.

Vibrano le braccia ferme
e fa sete il sonno perduto
sospesi giocan le dita
e tutto dista ed è perdono.

L’assenza tacita s’accorcia
come i cori alti che diventano intimo culto.

Vedo i miei tanti colori lasciati a terra
e la luce funziona solo con il cielo.

A. Leda, 2017

 

 

Immagine: John Constable, Spring Cloud Study, 1822, Victoria & Albert Museum, London, UK

 

 

 

Vita precedente / 2

Ero un’araucaria altissima, vivevo nel cortile di un palazzo Rococò in Sicilia, ero osservata da ogni finestra, sono stata sradicata per sicurezza un novembre troppo piovoso…

A. Leda

Giardini di Mirò – Flat Heart Society

Good Luck, 2012

 

 

 

Foto da Flickr: https://www.flickr.com/photos/127346956@N05/

 

Più luce in giardino… con Cuno Amiet

Cuno Amiet (1868 – 1961) artista svizzero. Da lui nacque l’arte moderna in Svizzera. Per Amiet i colori hanno la precedenza nelle composizioni, il colorismo e la sua espressione. Armonie in macchie di colori pastello, i più puri, per giocare con il sole.

Di certo ha usato la primavera, una vita vissuta in giardino, sotto l’ombra di ogni albero, accostato alle dalie, alle magnolie, a tutte le donne più belle in primavera, pronte alla creatività grazie alle ore di sole in più… Vorrei avere tutte le ore del sole e giocare fino al tramonto e al tramonto aspettare la luce di nuovo e quella tranquillità e guardare sempre fuori… primavera, sempre nuova vita.

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Angel Olsen – Unfucktheworld

Primavera primaria

Primavera primaria 

Ho il deserto a strascico
ma ai miei occhi novità
e le anime urlano nella gora
acque e margherite sparse

C’è un cielo per andare via
per l’incessante sentire
per i nidi piantati al sole
per le promesse ombre

Una gazzarra felice di piante
con le strade tutte aperte
come la luce d’oggi e per domani
un continuo vanto di vari orizzonti

ho un pensiero per ogni inutile amore
ai binari al mio fianco
una veloce immagine
e più profumi nuovi.

C’è un carico di caldi assensi
tolte le giacche
gambe e ore lunghe
pelle e gusto lento.

Terra di viole che volevo
non ho dediche per te
non guardarmi
ho il nero deserto a sud della mia vita.

Gli eredi si commuovono
senza piogge certe
con le campane sconosciute
identiche alle lontane

ed io che profumavo le mie stanze
con effluvio bianco rubato alle vie…
ora mi muovo come infinita
con le stesse frecce e urla delle rondini vaghe.

A. Leda, 2017

Odilon Redon, la piacevole irrealtà

Odilon Redon (1840 – 1916), fu un pittore francese tra i primi simbolisti, egli pensava che la vera dimensione dell’arte è il sogno e questo permette all’artista l’esplorazione di un mondo interiore. Anche un mazzo di fiori può diventare misterioso e attraverso la tecnica della pittura ad olio si lascia andare al mondo strano, alla realtà alterata. Redon infatti filtra la realtà con immaginazione, le sue composizioni superano l’aspetto esteriore e si collocano sul fantastico. Aldilà delle nuvole…

I sogni sono rifugi… io mi rifugio.

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Passata notte

Passata Notte

 

Eri velluto dietro il mio moto
ora seta
ora sole colto sul ciglio
che molce il mio oggi.

La calda mano sul profilo
su ogni mio umbratile ascolto conclude.
Fuori è già netto
l’indaco dei palazzi desti

muti i tacchi stanchi
mute le gonne umide leggerissime.
Muta anche l’erba spenta delle campagne nascoste
e l’aria ha gli occhi aperti a schiaffi.

Prima dei suoni altissimi
dei convolvoli gualciti e rivolti

degli operai aggregati
delle avanzate frasi di una madre in piedi.

Prima di tutto.

Il deliquio ombreggiare dei platani
un bacio freddo e mi volto verso la luce, il tempo e il mare.

 

A. Leda, 2016

 

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immagini dal web

 

 

I vetri vibrano… Diamanda Galás

Nata nel 1955 a San Diego ma di origini mediterranee, fu incoraggiata dal padre sin da piccola a suonare il pianoforte che però le proibì di cantare perché, a suo avviso, solo gli idioti e le puttane cantano.
Classica, blues e jazz sono i generi musicali dell’infanzia e dell’adolescenza. Nietzsche, Baudelaire, Pasolini, Poe e De Sade tra le sue letture preferite.
Già da ragazza ebbe collaborazioni con jazzisti d’avanguardia come David Murray, Butch Morris e Mark Dresser e la richiesta da parte del Living Theatre di esibirsi in ospedali psichiatrici.
Fece album estremi da non trovare collocazione nemmeno all’interno del mondo dell’avanguardia. I primi esperimenti vocali li fece in camere anecoiche, per avere totale libertà espressiva, le sue performance spaziano su nuovi percorsi, nuovi suoni di forte valore comunicativo.

Al centro della poetica della cantante vi sono i concetti di dolore, sofferenza, umiliazione fisica e psicologica. Nel 1986 muore di Aids il suo amato fratello, il drammaturgo Philip-Dimitri, e nasce il suo nuovo progetto per tre dischi “Masque Of The Red Death” che è proprio incentrato sulle vittime dell’Aids, rivisitando alcuni estratti delle Sacre Scritture e mettendole in scena come preghiere.
In Italia, dopo un esibizione live a Palazzo Medici durante il Festival Delle Colline nel 1990, venne aspramente criticata e accusata di satanismo, facile e superficiale conclusione dopo l’ascolto del brano “Sono l’Anticristo”. L’artista, agnostica dichiarata, ha criticato la religione cristiana in quanto istituzione, per lei Dio e  non sono altro che meri concetti, idoli di una organizzazione oscurantista. Nel 2005 sempre in Italia, il paese di cui sopra, ha ricevuto il premio alla carriera Demetrio Stratos, il giusto riconoscimento per una delle voci femminili del nostro secolo che come nessuna è riuscita a usare la voce come strumento con tormentata espressione partecipata, grandezza e l’originalità. Una delle cantanti, nonché pianiste, più straordinarie, sincere, radicali e rivoluzionarie ad oggi.

E quando penso a lei, penso a mia sorella che, diversi anni fa, faceva suonare i suoi dischi dentro la nostra stanza comune. E mi mancano i nostri sguardi d’intesa, il giardino e la ferrovia, davanti la nostra finestra. Mi manca sentire vibrare i vetri insieme a lei…

fonti/link: http://www.ondarock.it/dark/diamandagalas.htm

Inverno primario, cambio terra e Olivia Sellerio

......nebbia mattutina....(....paesaggio emiliano...)

Inverno primario

Ferrara io non ti vedo
non ti ho chiesta
cinta larga
oggi inverno

Raccolti di gelo sulle foglie
di alberi senza una mia anagrafe
precipitano in gocce dosate
…si schiantano.

I meli ascoltano i campi lunghi
I pioppi cadenzano nel fitto
hanno ultime foglie o ultimi passeri
…scelte irrisolte, da abitare.

Ferrara in regola
umore calibrato
fossato del mio animo
età celata.

Sei arredo ma non mia dimora
che è priva di referenza ma anima utile.
Io piango il mio dovere
qualcosa mi hai rubato

qualcosa mi riprendo
e non ti restituirò
lo riprendo e lo amo
anche in te nuova terra.

Ferri, ruote e registi silenziosi
mi sorpassano come soffi
cerco casa
… e non trovo le mie mani nascoste.

A. Leda, 2016

Foto flickr: Marisa Caniato

Olivia Sellerio

Olivia Sellerio nasce a Palermo. Cresce fra i libri e si appassiona al canto ancora bambina. Studia pianoforte e frequenta il Folk Studio di Palermo partecipando agli incontri coi cantori urbani e acquisendo e coltivando nel proprio i diversi modi del repertorio popolare siciliano. Collabora appena adolescente con musicisti quali Alfio Antico, impegnati nel rinnovare profondamente le modalità e i materiali della musica di estrazione etnica e tradizionale. Intanto, grazie a una natura curiosa e duttile e a una forte inclinazione all’apprendimento di lingue e generi musicali diversi, e a un’assidua frequentazione della comunità Capoverdiana a Palermo, impara il dialetto creolo e studia il canto tradizionale dell’arcipelago africano dalla Morna al Batuque che qualche anno dopo, durante la sua permanenza a Parigi, interpreterà accompagnata da musicisti della comunità lusofona della capitale francese.

L’amore per  il jazz, inizia dall’infanzia ascoltando i dischi del padre. Studia canto jazz e tecnica lirica. L’attività di famiglia la lega fortemente e fisicamente alla città natale, così fino al 2003, divisa tra i libri e la musica, sceglie di limitare la propria attività di cantante alla scena Siciliana. Forma i primi gruppi a suo nome -a proprio agio tanto nell’interpretare brani della tadizione americana, quanto nel repertorio brasiliano e latino americano e collabora per tutti gli anni novanta con i migliori musicisti della scena isolana molti dei quali di rilevanza nazionale.

Dal 2004, grazie alla preziosa presenza del fratello Antonio entrato a pieno titolo alla guida della casa editrice al fianco della madre, può finalmente dedicarsi soltanto alla musica. Nel 2005 esce per Egea il suo primo disco Accabbanna. Nato dall’esigenza di coniugare il canto jazz con quello popolare siciliano e dall’incontro con Pietro Leveratto.

A conferma del suo amore per la parola scritta e consolidando il sodalizio col contrabbassista e compositore Genovese, mette in musica diverse poesie tra queste Nas quatro estacoes del poeta portoghese Gastao Cruz e Lingua e dialettu del poeta siciliano Ignazio Buttitta. Un nuovo cd, Violeta, tributo alla Parra, somma poetessa e musicista Cilena del 900.

Fonti/link: http://www.produzionifuorivia.it/ProgettiNovita/romanze.htm

Il mio cigno

La leggenda mitologica greca della Leda e il Cigno è narrata nelle Metamorfosi d’Ovidio. Leda, era la giovane e bella figlia di Testio, re dell’Etolia e andò in sposa al re di Sparta, Tindaro.

Zeus, innamorato di lei, assunse le sembianze di un cigno e si congiunse con Leda sulle rive del fiume Eurota, da questa unione carnale la donna generò due uova da cui nacquero Dioscuri, Castore e Polluce, considerati in alcune interpretazioni come patroni dell’arte poetica, della danza e della musica. Anche il marito di Leda, Tindaro, giacque la stessa notte con lei, dalla loro unione invece diede alla luce Elena di Troia e Clitennestra.

 La metamorfosi di Zeus, che ha come fine l’accoppiamento, è un tema ricorrente nella mitologia e il mito di Leda, in campo artistico, è servito a pittori come Leonardo, Michelangelo, Correggio, Géricault, Boucher, Matisse, Cezanne, Botero, Dalì, Tiffin (e tanti altri) a raffigurare l’atto sessuale con delicata immagine.

 L’eros è una sottile allusione in mezzo al bellissimo.

 

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