Vita precedente / 6

Ero una stoffa di cotone a fiori, l’abito di una bella donna che ebbe molti figli e visse sola. Coltivava vite selvatica perché verde e fresca, la sera beveva acqua ghiacciata e anice e tutto aveva un dolce sapore… I suoi figli mi gettarono via con altre pezze.

foto dal web

musica: Chrysta Bell – Swing with me

Annunci

È “semprestate” con Rafael Zabaleta

Rafael Zabaleta (1907 – 1960) fu un pittore spagnolo. Nato e cresciuto in una famiglia benestante a Quesada. Studiò presso la Scuola di Belle Arti di Madrid e dopo due anni divenne amministratore delegato del Tesoro Nazionale Artistico della città. Dopo la Guerra Civile spagnola fu denunciato e messo in prigione. Durante la prigionia, continuò a disegnare temi sulla guerra civile. A Parigi conobbe Pablo Picasso e altri importanti pittori spagnoli, ne fu influenzato nello stile che fu difatti identificato come postcubismo.

Ferragosto… il fuoco che andrà a spegnersi per poi ricominciare. I giorni confusi che sembrano sempre domenica e le campagne dove c’è ancora chi lavora per fortuna… per i frutti della terra. La terra calda e accogliente, fatta di colori spagnoli vivaci che non parlano di ferite ma di lotta. Zabaleta ha ritratto la quiete, la santa siesta dei lavoratori o di quella Spagna che tiene le porte di casa e i cuori aperti sul tramonto in quei luoghi dove è semprestate.

Tramonti

 

Tramonto…
masserie abbandonate
a sonnecchiare tra polvere e brume
e gli ulivi
uno dietro l’altro
come un’antica cantilena.
Tramonto…
una finestra che si chiude
su una stanza solo profumo di fiori d’arancio…
le farfalle dormono insieme sui fiori
prima di svanire.
Tramonto…
centinaia di passeri tutti lì
a dissetarsi nei fossati verdi di limo
e i vitelli addormentati
sui fianchi delle madri.
Tramonto…
il profilo dei gerani
dopo i vetri
prima delle nere inferriate
e le grida gioiose dei bambini
attorno a gelidi fanali.
Tramonto…
rondini e pipistrelli
sui morbidi veli della sera
e il sole come un cuore
a vivere ancora un po’
tra le braccia degli agrumeti.
Tramonto…
come se non dovesse finire mai.

 

Maria Colore
Dall’arcobaleno in poi
1994

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

musica: Flatlands – Chelsea Wolfe and Mark Lanegan

Vita precedente / 3

Ero un cormorano, asciugavo al sole le mie piume nere, stavo a riposo su scogli in pietra lavica, avevo amici vicini e lontani ma stavano tutti rivolti verso il sole o verso le onde vive…

A. Leda

 

Sixto Rodriguez – Crucify Your Mind (Cold Fact, 1970).

Foto da Flickr: https://www.flickr.com/photos/jessicaperuzzo/

 

 

 

 

Volo a sud

 

Volo a sud

 

La notte ha un ultimo rumore
o il giorno un primo suono.

Oggi volo all’alba
e le gocce rigano come pianti le ali.

Dall’alto non riconosco nulla
i laghi segreti
le setacciate case
le ombre che paiono tutte azzurre.

Vibrano le braccia ferme
e fa sete il sonno perduto
sospesi giocan le dita
e tutto dista ed è perdono.

L’assenza tacita s’accorcia
come i cori alti che diventano intimo culto.

Vedo i miei tanti colori lasciati a terra
e la luce funziona solo con il cielo.

A. Leda, 2017

 

 

Immagine: John Constable, Spring Cloud Study, 1822, Victoria & Albert Museum, London, UK

 

 

 

Vita precedente / 2

Ero un’araucaria altissima, vivevo nel cortile di un palazzo Rococò in Sicilia, ero osservata da ogni finestra, sono stata sradicata per sicurezza un novembre troppo piovoso…

A. Leda

Giardini di Mirò – Flat Heart Society

Good Luck, 2012

 

 

 

Foto da Flickr: https://www.flickr.com/photos/127346956@N05/

 

Più luce in giardino… con Cuno Amiet

Cuno Amiet (1868 – 1961) artista svizzero. Da lui nacque l’arte moderna in Svizzera. Per Amiet i colori hanno la precedenza nelle composizioni, il colorismo e la sua espressione. Armonie in macchie di colori pastello, i più puri, per giocare con il sole.

Di certo ha usato la primavera, una vita vissuta in giardino, sotto l’ombra di ogni albero, accostato alle dalie, alle magnolie, a tutte le donne più belle in primavera, pronte alla creatività grazie alle ore di sole in più… Vorrei avere tutte le ore del sole e giocare fino al tramonto e al tramonto aspettare la luce di nuovo e quella tranquillità e guardare sempre fuori… primavera, sempre nuova vita.

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

Angel Olsen – Unfucktheworld

Primavera primaria

Primavera primaria 

Ho il deserto a strascico
ma ai miei occhi novità
e le anime urlano nella gora
acque e margherite sparse

C’è un cielo per andare via
per l’incessante sentire
per i nidi piantati al sole
per le promesse ombre

Una gazzarra felice di piante
con le strade tutte aperte
come la luce d’oggi e per domani
un continuo vanto di vari orizzonti

ho un pensiero per ogni inutile amore
ai binari al mio fianco
una veloce immagine
e più profumi nuovi.

C’è un carico di caldi assensi
tolte le giacche
gambe e ore lunghe
pelle e gusto lento.

Terra di viole che volevo
non ho dediche per te
non guardarmi
ho il nero deserto a sud della mia vita.

Gli eredi si commuovono
senza piogge certe
con le campane sconosciute
identiche alle lontane

ed io che profumavo le mie stanze
con effluvio bianco rubato alle vie…
ora mi muovo come infinita
con le stesse frecce e urla delle rondini vaghe.

A. Leda, 2017

Odilon Redon, la piacevole irrealtà

Odilon Redon (1840 – 1916), fu un pittore francese tra i primi simbolisti, egli pensava che la vera dimensione dell’arte è il sogno e questo permette all’artista l’esplorazione di un mondo interiore. Anche un mazzo di fiori può diventare misterioso e attraverso la tecnica della pittura ad olio si lascia andare al mondo strano, alla realtà alterata. Redon infatti filtra la realtà con immaginazione, le sue composizioni superano l’aspetto esteriore e si collocano sul fantastico. Aldilà delle nuvole…

I sogni sono rifugi… io mi rifugio.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Passata notte

Passata Notte

 

Eri velluto dietro il mio moto
ora seta
ora sole colto sul ciglio
che molce il mio oggi.

La calda mano sul profilo
su ogni mio umbratile ascolto conclude.
Fuori è già netto
l’indaco dei palazzi desti

muti i tacchi stanchi
mute le gonne umide leggerissime.
Muta anche l’erba spenta delle campagne nascoste
e l’aria ha gli occhi aperti a schiaffi.

Prima dei suoni altissimi
dei convolvoli gualciti e rivolti

degli operai aggregati
delle avanzate frasi di una madre in piedi.

Prima di tutto.

Il deliquio ombreggiare dei platani
un bacio freddo e mi volto verso la luce, il tempo e il mare.

 

A. Leda, 2016

 

img_1371

 

 

 

immagini dal web

 

 

I vetri vibrano… Diamanda Galás

Nata nel 1955 a San Diego ma di origini mediterranee, fu incoraggiata dal padre sin da piccola a suonare il pianoforte che però le proibì di cantare perché, a suo avviso, solo gli idioti e le puttane cantano.
Classica, blues e jazz sono i generi musicali dell’infanzia e dell’adolescenza. Nietzsche, Baudelaire, Pasolini, Poe e De Sade tra le sue letture preferite.
Già da ragazza ebbe collaborazioni con jazzisti d’avanguardia come David Murray, Butch Morris e Mark Dresser e la richiesta da parte del Living Theatre di esibirsi in ospedali psichiatrici.
Fece album estremi da non trovare collocazione nemmeno all’interno del mondo dell’avanguardia. I primi esperimenti vocali li fece in camere anecoiche, per avere totale libertà espressiva, le sue performance spaziano su nuovi percorsi, nuovi suoni di forte valore comunicativo.

Al centro della poetica della cantante vi sono i concetti di dolore, sofferenza, umiliazione fisica e psicologica. Nel 1986 muore di Aids il suo amato fratello, il drammaturgo Philip-Dimitri, e nasce il suo nuovo progetto per tre dischi “Masque Of The Red Death” che è proprio incentrato sulle vittime dell’Aids, rivisitando alcuni estratti delle Sacre Scritture e mettendole in scena come preghiere.
In Italia, dopo un esibizione live a Palazzo Medici durante il Festival Delle Colline nel 1990, venne aspramente criticata e accusata di satanismo, facile e superficiale conclusione dopo l’ascolto del brano “Sono l’Anticristo”. L’artista, agnostica dichiarata, ha criticato la religione cristiana in quanto istituzione, per lei Dio e  non sono altro che meri concetti, idoli di una organizzazione oscurantista. Nel 2005 sempre in Italia, il paese di cui sopra, ha ricevuto il premio alla carriera Demetrio Stratos, il giusto riconoscimento per una delle voci femminili del nostro secolo che come nessuna è riuscita a usare la voce come strumento con tormentata espressione partecipata, grandezza e l’originalità. Una delle cantanti, nonché pianiste, più straordinarie, sincere, radicali e rivoluzionarie ad oggi.

E quando penso a lei, penso a mia sorella che, diversi anni fa, faceva suonare i suoi dischi dentro la nostra stanza comune. E mi mancano i nostri sguardi d’intesa, il giardino e la ferrovia, davanti la nostra finestra. Mi manca sentire vibrare i vetri insieme a lei…

fonti/link: http://www.ondarock.it/dark/diamandagalas.htm