Oltremare

Oltremare

Ho avuto dubbia la presenza degli altri
nascosta sotto mia madre e il suo nero aprile
sue le gambe di liliali mandorli… mio il rifugio
e da lì osservavo visi e denti mobili.

Adesso esco fuori
ed i miei passi fanno sera
ed era pace ma ora ho voce
se solo fossi legno esisterei breve.

I suoni che amo tremano
e i miei poeti parlano altrove.
Così il buio è indumento
galera d’anima oltremare
e le fotografie a ricordare vita
non si muovono
come purgatori senza meta
nate e morte in camere oscure.

La tua corona docile
é un díro incontro
fa strada a vuoto
lasciando lagne in tardi echi.

Le robinie a terra come baci bianchi
terminano l’età dentro un parco
smettono le musiche, ogni fumo denso e ogni trionfo
e s’alzano nuovi ripari oltre il tuo metro.

A. Leda, 2017

 

 

Musica: Push the Sky Away – Nick Cave and the Bad Seeds, 2013

Dipinto: Marc Chagall – “Nu a dramont”, 1955.

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Pasolini, il rosso e Guttuso

“C’è un colore antico come tutti i colori
del mondo. Quanto l’abbiamo amato
quasi incarnato nel legno di miracolose
predelline, in refettori romanici,
nel buio di cantorie nell’Appennino estivo!
Un rosso come di cuoio, di sangue oscurato
nei pori del legno da un meriggio ancora
vivo, nel XIII o XIV secolo — ciliege
colte negli orti di una Napoli di Re contadini
lamponi cresciuti in un ronzio di vespe
che i secoli hanno relegato
in radure irriconoscibili, e così familiari!
Il rosso di tutta la Storia.
Pulviscoli e bruniture, su Tebaidi laziali…
ambienti umbri, bolognesi, o veneziani
per stragi di innocenti o moltiplicazioni di pani.
Il sangue dell’Italia è in quel rosso di ricchi
dove il quotidiano è sempre sublime,
e la Maniera ha i suoi regni… 

Ora eccolo nelle nostre mani
non più incarnato alle tele o ai legni
in macchine di bellezza sublime, richieste
dal meriggio della potenza.
Un ingenuo rosso maldestro, appiccicato
alla carta o al compensato
come un baffo o uno sgorbio, legato
alla freschezza casuale e arbitraria
di un atto espressivo che non si vuol esaurire.
Illegittimo, incompiuto, grezzo,
non consacrato mai dalla tecnica che incute
venerazione al devoto, all’umile…
Un’altra sensualità, un altro
mistero…

Ma è fatale che oltre questi anni
il casuale diventi intero,
l’arbitrario assoluto.
I significati diverranno cristalli:
e il rosso riprenderà la sua storia
come un fiume scomparso nel deserto.
Il rosso sarà rosso, il rosso dell’operaio
e il rosso del poeta, un solo rosso
che vorrà dire realtà di una lotta,
speranza, vittoria e pietà.”

Pier Paolo Pasolini

Alcuni quadri di Renato Gattuso, rappresentativi del colore comune alle due personalità.

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La poesia apparve senza nessun titolo a pag.32 sul numero 23 di Rinascita (1962) ed è stata pubblicata in “Dialogo con Pasolini”, inserto del numero 42 di Rinascita (1985), in “Saggi sulla letteratura e sull’arte”, come Presentazione di ‘Venti disegni di Renato Guttuso (ed.Meridiani Mondadori, Milano 1999), introduzione ai disegni dal 1940 al 1962 pubblicata, nel 1962, dagli Editori Riuniti e dalla Galleria “La Nuova Pesa” di Roma.