La California silenziosa di Richard Diebenkorn

Richard Diebenkorn (1922-1993) è stato un dei più grandi pittori indipendenti del panorama americano. Il suo lavoro è associato all’espressionismo astratto e al Movimento figurativo degli spazi degli anni ’50 e ’60.

Il suo studio fu certamente pieno di ampie finestre ma i suoi occhi guardavano oltre.

Elaborò una serie luminosa di dipinti denominata Ocean Park, la struttura di queste tele era ispirata da scorci alle finestre. Sono luminosi moduli segmentati da campi, edifici, mari ed orizzonti delineati da colori vivaci e intesi. Paesaggi apparentemente incompleti e senza fuoco oggettivo ma quello che Diebenkorn stava cercando di realizzare in queste opere era “una sensazione di forza/tensione sotto la calma”.

Nella sua idea di pittura figurativa gli edifici, gli oggetti e le persone sono organicamente e spontaneamente raffigurati dai suoi magnifici campi di colori, diventando parte del tutto.

E’ uno dei pittori preferiti del regista David Lynch, amante anche lui della California, sua cittadina ospitale, degli spazi di quella America così composta nell’apparenza e così carica di segreti ambigui e celati dalla grandezza e dalla patinatura di  un eterno sogno americano, eterno boom economico del dopo guerra che ancora oggi riecheggia.

 

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Music:   Nick Cave & Warren Ellis – All the Gold in California

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Hopper negli angoli 

Edward Hopper (1882 – 1967) pittore statunitense, nacque a Nyack, cittadina sul fiume Hudson, nel sud-est dello stato di New York. I genitori, piccoli borghesi americani, avevano un negozio di tessuti. Già da bambino Hopper era abile nel disegno e mostrava interesse verso le navi e tutto ciò legato ad esse. Da grande divenne famoso per “i ritratti della solitudine” nella vita americana contemporanea.
Nel 1935 al New York Post dichiarò: «Sono stato sempre molto attratto dall’architettura, ma i direttori dei giornali vogliono gente che muove le braccia».
Un forte realismo nelle sue pitture, apparentemente, benché lui stesso diceva: “non dipingo quello che vedo, ma quello che provo”.

Ritratti del mondo urbano di New York, delle strutture interne ed esterne, di scogliere, spiagge e paesaggi del vicino New England, in particolare di Ogunquit e dell’isola di Monhegan nel Maine. Scenograficamente c’è un forte silenzio, un grande deserto, ci sono spazi ben descritti, anche da colori brillanti, da luci artificiali.

I soggetti, che sia un albero o una figura umana, accostati a strutture architettoniche o ad ampi spazi esterni, sono ripresi in momenti di solitudine metafisica.

Ci sono loro, ci siamo noi, spie che guardano l’inaccessibile, le attese, l’incomunicabilità, indispensabili stati e bisogni del genere umano… perlomeno del mio stesso essere.

C’è quel viaggio in America, il posto dove non siamo mai stati ma che ci siamo promessi di vivere anche solo da spettatori, perché solo così possiamo essere, spettatori. In alcuni film e nei quadri di Hopper un po’ l’abbiamo vissuta…

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