L’estate è isolarsi… Julio Larraz

Julio Larraz (1944) è un artista cubano, considerato come il maggior esponente dell’arte contemporanea caraibica. Nelle sue opere egli coniuga etica e realismo, i suoi soggetti sono chiari e ricchi di poetica rappresentativa, di libera immaginazione ed elaborazione del bello ed enigmatico mondo sociale. La sua tecnica pittorica è pulita e luminosa.
Navigare nel mare o nell’universo? Il mare è dunque un luogo unito al cosmo.
Una fresca sensazione accostarsi alle sue rappresentazioni marittime e dei suoi abitanti solitari, tutto è come un’isola, la vita, l’impegno, la salsedine sui nudi, la frutta matura pronta a disposizione sui tavoli in mezzo agli arredi semplici. Questa è l’estate… La semplice illusione di sentirsi isolani e isolati da tutto.

 

 

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Primaria estate

 

 

Ti ha portato la luce
ed il fuoco sulle terrazze deserte
e le donne che sporgono come piante di plumbago
le fronde celesti e la loro salvezza.

Un pescatore ha cambiato dolore
vende arte
svela il prezzo
e si allontana.

Tutti bevono a grandi sorsi
ed odorano a piedi scalzi
nelle rocce e sui legni
i profumi secchi della quiete
e prestano il tempo da sprecare.

L’assenza e la presenza
si alternano come viaggiatori

il minuto che fugge per lasciarmi sola
con tutti i miei desideri e la mia ricca scorta.

 

A. Leda, 2017

 

Musica: Dirty Three – Sirena

Ocean songs, 1998

La California silenziosa di Richard Diebenkorn

Richard Diebenkorn (1922-1993) è stato un dei più grandi pittori indipendenti del panorama americano. Il suo lavoro è associato all’espressionismo astratto e al Movimento figurativo degli spazi degli anni ’50 e ’60.

Il suo studio fu certamente pieno di ampie finestre ma i suoi occhi guardavano oltre.

Elaborò una serie luminosa di dipinti denominata Ocean Park, la struttura di queste tele era ispirata da scorci alle finestre. Sono luminosi moduli segmentati da campi, edifici, mari ed orizzonti delineati da colori vivaci e intesi. Paesaggi apparentemente incompleti e senza fuoco oggettivo ma quello che Diebenkorn stava cercando di realizzare in queste opere era “una sensazione di forza/tensione sotto la calma”.

Nella sua idea di pittura figurativa gli edifici, gli oggetti e le persone sono organicamente e spontaneamente raffigurati dai suoi magnifici campi di colori, diventando parte del tutto.

E’ uno dei pittori preferiti del regista David Lynch, amante anche lui della California, sua cittadina ospitale, degli spazi di quella America così composta nell’apparenza e così carica di segreti ambigui e celati dalla grandezza e dalla patinatura di  un eterno sogno americano, eterno boom economico del dopo guerra che ancora oggi riecheggia.

 

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Music:   Nick Cave & Warren Ellis – All the Gold in California

Isaac Israëls, le donne di nessun giorno…

Isaac Israëls ( 1865 – 1934), pittore impressionista olandese. Figlio del noto pittore Jozef Israëls, molte delle sue opere sono conservate presso il Rijksmuseum di Amsterdam dove io lo conobbi e all’Ashmolean Museum di Oxford.

Ecco le donne nel giorno di nessuno…

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Odilon Redon, la piacevole irrealtà

Odilon Redon (1840 – 1916), fu un pittore francese tra i primi simbolisti, egli pensava che la vera dimensione dell’arte è il sogno e questo permette all’artista l’esplorazione di un mondo interiore. Anche un mazzo di fiori può diventare misterioso e attraverso la tecnica della pittura ad olio si lascia andare al mondo strano, alla realtà alterata. Redon infatti filtra la realtà con immaginazione, le sue composizioni superano l’aspetto esteriore e si collocano sul fantastico. Aldilà delle nuvole…

I sogni sono rifugi… io mi rifugio.

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Malizia con tanta eleganza… Fragonard

Jean-Honoré Fragonard (1732-1806) fu importante esponente del rococò francese del XVIII secolo, dedicò parte del suo lavoro, con grande eleganza, anche alla pittura “erotica” di carattere leggero, frivolo e malizioso, fatta di scene allusive o esplicite ma con estremo gusto. Per questa sua scelta di genere ebbe molti successi e guadagni, molti furono i committenti libidinosi che desideravano avere le sue opere. Perse tutti i suoi guadagni durante la Rivoluzione e dopo una serie di cambiamenti politici in Francia cadde nell’indigenza e morì solo e dimenticato da tutti. Venne a lungo ignorato dalla critica e dai testi di storia dell’arte. A cent’anni dalla sua scomparsa fu riscoperto dai galleristi.

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Ispirato dai giardini romani e sedotto dalla pittura barocca italiana, le sue opere sono cariche di eros, le protagoniste sono donne calde, leggere, aggraziate, perse nella bolla d’amore o nell’ozio sereno con indiscrete posture. I personaggi vivono la loro intimità nei ricchi giardini o nella penombra delle camere da letto.

Come nel caso del “Il Chiavistello”, la mia opera preferita.
La donna allontana il suo amante che ignora i suoi finti gesti di rifiuto e tenta di chiudere il loro desiderio dentro quella stanza così ben illuminata, così carica di rosso e accogliente. Un chiavistello per serrare le porta e tenere fuori da essa tutto il lontanissimo resto…

The Stranglers – Golden Brown

Joaquín Sorolla… primo nuoto.

Conosciuto in Spagna come “il pittore della luce” Joaquín Sorolla fa parte della pittura impressionista spagnola e del realismo marinaro tipico del Mediterraneo. I suoi dipinti abbagliano, i colori vibrano con la luce. Morì improvvisamente dopo aver sparso attorno a lui migliaia di opere, il 10 agosto 1923, un giorno luminoso e poetico. A Madrid esiste un museo a lui dedicato.

Vi metto in mostra il calore, in questi giorni freddissimi. Le sue opere ricordano l’estate che attendo… L’isola mi aspetta e ogni volta che mi trovo di fronte al mare, nella mia nuova stagione, gli anni non esistono più e torno bambina al mio primo nuoto.

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Primo nuoto

Cedevoli passi
su la paglia… aroma di sole
su la soglia, prima dei massi di lava
e dei fichi deposti.

Brucia e brilla l’acqua
fresca come anguria.
Non vedo il fondo ma arriverà mezzogiorno
e tutti i segreti saranno lì tra i piedi.

Le spalle sudate di mio padre
il mio guadagno sicuro
e le alghe verdi sulle ferite
la muta soluzione.

Come la fame che hanno i granchi
che sputano pianti e gioia.
L’estate è ciò che ho imparato
del mio nuovo anno vissuto.

Il mare è un dipinto che so contemplare.

Sono lontani gli aghi del freddo
tra il vapore del ferro da stiro
che sigilla con l’ultimo spiano sul colletto…
l’autunno che devo.

Sono lontani questi pensieri
oggi è ancora estate.
Oblío ogni dovere
resto ondivaga sul sogno.

A. Leda, 2016

Finite le feste… Guy Pène du Bois

Guy Pène du Bois ( 1884 – 1958) pittore, critico d’arte ed insegnante americano. Nato negli Stati Uniti da una famiglia francese. I volumi semplificati delle sue figure sono scolpiti e torniti nel fastoso mondo dell’alta società. Le sue donne si muovono tra la folla, riflettono, si perdono nei pensieri, si agitano nell’animo e fuggono via.

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Le candele di De La Tour

Georges de La Tour (1593-1652) pittore francese del XVII secolo. Nato in un piccolo villaggio in Lorena, figlio di fornai. Dopo anni di sofferenze, avute dai disagi del tempo, si trasferì a Parigi con la moglie e i figli sopravvissuti e venne accolto alla corte di Luigi XIII dove lavorò per conto del cardinale Richeleiu. Le guerre del periodo distrussero molte delle sue opere, ad eccezione di alcune rimaste protette in qualche chiesa. Così, all’età di 45 anni, dovette ricominciare a creare.

Artista enigmatico, che ritrae santi come barboni di strada, senza attributi iconografici, prediligeva proprio come soggetti i santi ma sapeva che con i ritratti della borghesia avrebbe potuto mantenere la famiglia. Scelse un tema particolare per l’epoca – “la riflessione silenziosa” – i soggetti, spesso soli, vengono illuminati esclusivamente da una sola candela. In questo genere di rappresentazione ha ricercato per se stesso la tranquillità illuminata dalla luce di Cristo.

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Io non credo, non sono una religiosa. Provo un certo interesse per la figura di Cristo. La sua storia e le sue rappresentazioni. Ciò che ho imparato nel mio breve catechismo.

Sono legata al rito familiare del presepe e al ricordo della sua preparazione. Le mie statue, sono sempre state illuminate da una sola candela e come De La Tour anch’io cerco sul loro profilo illuminato da quella luce calda la “riflessione silenziosa”, tra il profumo del mio inverno, generato dalla cera delle candele e dagli oli degli agrumi intersecati tra le mie dita.

Ho incontrato l’opera “San Giuseppe il falegname” (1642-1644) al museo Louvre di Parigi. Dentro una stanza al buio c’è Gesù, che è ancora un bambino, tiene una candela in mano, fa luce al padre che sta lavorando alla costruzione di una croce, la sua Croce.
S. Giuseppe lo guarda, ha gli occhi lucidi, le labbra serrate nascoste dalla barba, lavora in silenzio e non riesce a dire niente al figlio, trattiene solo il pianto e nel frattempo ascolta le parole di Gesù che si mostra sicuro, impavido… E sembra dire “non preoccuparti”…

Un soggetto più volte ripreso da De La Tour è quello di Maria Maddalena. La donna riflette davanti ad un teschio la sua colpa incomprensibile… “perduta e innocente”.

Ho sempre amato le luci calde, il fuoco, elemento di origine delle passioni che aiuta alla riflessione prima della creazione, del cambiamento o della totale accettazione di sè. Spero sia stato per un attimo così, anche per Maria Maddalena.

Hopper negli angoli 

Edward Hopper (1882 – 1967) pittore statunitense, nacque a Nyack, cittadina sul fiume Hudson, nel sud-est dello stato di New York. I genitori, piccoli borghesi americani, avevano un negozio di tessuti. Già da bambino Hopper era abile nel disegno e mostrava interesse verso le navi e tutto ciò legato ad esse. Da grande divenne famoso per “i ritratti della solitudine” nella vita americana contemporanea.
Nel 1935 al New York Post dichiarò: «Sono stato sempre molto attratto dall’architettura, ma i direttori dei giornali vogliono gente che muove le braccia».
Un forte realismo nelle sue pitture, apparentemente, benché lui stesso diceva: “non dipingo quello che vedo, ma quello che provo”.

Ritratti del mondo urbano di New York, delle strutture interne ed esterne, di scogliere, spiagge e paesaggi del vicino New England, in particolare di Ogunquit e dell’isola di Monhegan nel Maine. Scenograficamente c’è un forte silenzio, un grande deserto, ci sono spazi ben descritti, anche da colori brillanti, da luci artificiali.

I soggetti, che sia un albero o una figura umana, accostati a strutture architettoniche o ad ampi spazi esterni, sono ripresi in momenti di solitudine metafisica.

Ci sono loro, ci siamo noi, spie che guardano l’inaccessibile, le attese, l’incomunicabilità, indispensabili stati e bisogni del genere umano… perlomeno del mio stesso essere.

C’è quel viaggio in America, il posto dove non siamo mai stati ma che ci siamo promessi di vivere anche solo da spettatori, perché solo così possiamo essere, spettatori. In alcuni film e nei quadri di Hopper un po’ l’abbiamo vissuta…

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