Jim Jarmusch


Regista indipendente di Akron (newyorkese d’adozione), influenzato da Wim Wenders (che gli ha regalato la pellicola avanzata dal suo Lo stato delle cose e ha utilizzato le musiche del suo gruppo new wave Del Byzanteens), usa uno sguardo apparentemente neutro, oltretutto raffreddato da un elegante bianco e nero, per osservare umanità e luoghi di preferenza marginali e periferici. Nel tempo ha aggiunto un particolare humour e un gusto nel raccontare, che ricorda una certa felice narrativa americana sospesa tra l’ironia, il minimalismo e la citazione pulp.

Ha esordito nello spettacolo lavorando come assistente alla produzione per il suo maestro Nicholas Ray in Lampi sull’acqua (1980); e chiaramente debitrici di quell’estetica sono le sue prime opere Permanent Vacation (1980) e Stranger Than Paradise (1984), realizzato in maniera amatoriale tra mille problemi di finanziamenti. Già con Daunbailò (1986), forse anche per la presenza di uno stralunato Roberto Benigni, il suo cinema è sembrato, pur nel rigore della forma, quasi sciogliersi verso un umorismo più coinvolgente. Così è stato in Mystery Train (1989) ovvero Martedì notte a Memphis, in questo film a episodi appare Screemin’ J. Hawkins, grande cantante blues, poi si ode la voce di Tom Waits che fa il dj e tra gli interpreti c’è pure Joe Strummer, cantante e leader del celebre gruppo rock dei Clash. Questa Memphis è proprio così, spaziosa. Spaziosa perché semideserta, come altre città viste da Jarmusch.

 Taxisti di notte (1992) anche questo è un film a episodi ed è ambientato in varie località del globo. Più riuscito il successivo Dead Man (1995), un curioso anti-western spiritualista. Dopo Year of the Horse (1997), una rivisitazione documentaristica della musica dello storico gruppo rock Crazy Horse, nel 1999 ha diretto Ghost Dog – Il codice del samurai, un film venato di allegria, elegante e un po’ surreale. Del 2003 l’uscita del film a episodi iniziato negli anni ’80 Coffee and Cigarettes , manifesto della sua poetica minimalista fatta di quotidianità e semplicità. Broken Flowers (2005), ha messo in scena invece uno svogliato Bill Murray, un malinconico on the road attraverso la provincia americana. Inoltre dopo il thriller inedito in Italia The Limits of Control (2009), nel 2013 presenta in concorso al Festival di Cannes una bizzarra storia vampiresca, Only Lovers Left Alive con Mia Wasikowska, Tilda Swinton e John Hurt.

È comparso come attore in Straight to Hell (1987) di Alex Cox, Leningrad Cowboys Go America di Aki Kaurismäki, Lama tagliente di Billy Bob Thornton e in Blue in the Face (1996) di W. Wang e P. Auster.

Nel 2016 Jarmusch porta al Festival di Cannes ben due film, il documentario sul suo amico Iggy Pop, Gimme Danger, e Paterson, in cui un abitudinario Adam Driver, autista di autobus, e sua moglie hanno diverse visioni della vita.

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Fonti/link: http://www.mymovies.it/biografia/?r=3443

Approfondimenti: http://www.municipio.re.it/manifestazioni/ufficio_cinema/archivio_schede/schede_tutte/Jarmusch/Mystery_train.htm

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5 pensieri su “Jim Jarmusch

  1. Ottimo articolo. Recentemente ho visto l’ultimo film di Jarmusch, Paterson. Devo dire che mi è piaciuto molto, proprio per quella lenta, inesorabile, quotidianità. Scandita dalla bellezza dei versi, dalla poesia che in qualche modo sana, riassorbe, stigmatizza. Ciao e complimenti per il blog

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    • Grazie mille Sarino, mi piace il tuo interesse verso la poesia. È ti ringrazio anche per aver così ben descritto Jarmush, lui è un poeta della pellicola, infatti i film per lui sono espressioni senza ricerca di capo e coda, è questo quello che apprezzo della sua opera… e anche la sua totale libertà. 🍃🦋😉

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