Leonard Cohen, solo in parte. 

Farò parte dei divulgatori post mortem, becchini, avvoltoi… o semplicemente poveri dispiaciuti, non avrei voluto. Per un’anima che si spegne, non giovane lo so, c’è sempre una riflessione (chissà quante). Giorni fa ho fatto l’Italia in pullman ascoltando il suo ultimo lavoro “You Want It Darker” e ho riflettuto, senza mai pensare per un istante alla morte, perché pubblicare un nuovo album è la massima espressione di un’anima vitale: “sembra un viaggio al centro della terra, gli arrangiamenti poi… sono senza epoca”.  Adesso lo metterò da parte, lo riprenderò tra del tempo, perché non ho voglia di pubblicare testamenti.
Vi incollo un manifesto, senz’altro, uno dei suoi sussurri notturni più apprezzati. Lo riporto anche a nome di una mia cara amica…

E poi una lirica da rispolverare in seguito alle nuove prese di potere. Dal nono album di studio “The Future”,  da lui pubblicato nel 1994, prima di ritirarsi per cinque anni in un monastero zen buddista.
Qui di seguito, non il cantato ma una lettura del testo tratta da “The United State of Poetry” episodio “The American Dreams” 1996, diretto da Mark Pellington, prodotto da Bob Holman and Joshua Blum.

Traduzione di Massimo Cotto
da: “Leonard Cohen, Canzoni in una stanza – Tutti i testi”
Arcana Editrice (Milano 1993)

DEMOCRAZIA

Sta arrivando attraverso un buco nell’aria;
da quelle notti in piazza Tien-an-Men.
Sta venendo dalla sensazione
che non è esattamente vera
o è vera ma non è ancora esattamente al suo posto.
Dalle guerre contro il disordine,
dalle sirene notte e giorno;
dai fuochi dei senzatetto,
dalle ceneri dei gay:
la democrazia sta arrivando negli USA.

Sta arrivando da una crepa nel muro;
su un visionario diluvio d’alcol,
dallo sconvolgente resoconto
del Sermone della Montagna
che non pretendo affatto di capire.
Sta venendo dal silenzio
sulla banchina della baia,
dal coraggioso, dall’intrepido, dal malconcio
cuore della Chevrolet;
la democrazia sta arrivando negli USA.

Sta arrivando dal dolore nelle strade,
i sacri luoghi dove le razze s’incontrano;
dalle baruffe omicide
che hanno luogo in ogni cucina
per determinare chi serve e mangia.
Dai pozzi della delusione
dove le donne s’inginocchiano a pregare
per la Grazia del Signore in questo deserto
e nel deserto lontano:
La democrazia sta arrivando negli USA.

Veleggia, veleggia,
o possente Nave dello Stato!
Verso i lidi del Bisogno
oltre le Scogliere della Cupidigia
attraverso le Bufere dell’Odio
veleggia, veleggia, veleggia…

Sta arrivando prima in America,
culla del meglio e del peggio.
E’ qui che hanno tutto e il suo contrario
e il meccanismo per i cambiamenti;
ed è qui che hanno provato la sete spirituale.
E’ qui che la famiglia si è spezzata
ed è qui che i malinconici sostengono
che il cuore deve aprirsi
in un modo fondamentale:
la democrazia sta arrivando negli USA.

Sta arrivando dalle donne e dagli uomini.
Oh, piccola, faremo l’amore ancora.
Ci spingeremo così in profondità
che il fiume prenderà a piangere,
e la montagna griderà Così sia!
Sta arrivando come la marea del diluvio
sotto l’influenza della luna,
imperiale, misteriosa,
in amoroso assetto:
la democrazia sta arrivando negli USA.

Veleggia, veleggia,
o possente Nave dello Stato!
Verso i lidi del Bisogno
oltre le Scogliere della Cupidigia
attraverso le Bufere dell’Odio
veleggia, veleggia, veleggia…

Sono un sentimentale, se capisci cosa intendo:
amo il paese ma non sopporto la scena.
E non sono di destra né di sinistra
e questa notte rimarrò a casa mia,
a perdermi in quel piccolo schermo senza speranze.
Ma io sono resistente come quei sacchi dell’immondizia
che il Tempo non riesce a deperire,
sono roba vecchia ma alzo ancora
questo piccolo mazzo di fiori:
la democrazia sta arrivando negli USA.

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